Don Francesco Iaccarino, parroco Santa Maria di Galatea

Il vangelo di Maria

Racconto del mese mariano nella parrocchia di Trinità

Il mese di maggio è per antonomasia il mese mariano, ed è proprio su Maria che ci siamo soffermati: scorgere come il Vangelo ha plasmato la Madre per scoprirci anche noi forgiati, trasformati da Gesù.

Il nostro itinerario ha avuto come snodi i brani salienti del Vangelo che vedono Maria come protagonista. Segno tangibile di questo peregrinare è stato il libretto in cui si possono ammirare le tele della nostra chiesa come appoggio visivo e descrizione figurata del Vangelo.

 Prima tappa è stato il racconto dell’annuncio, della chiamata di Maria, analizzando il fatto che la CHIAMATA alla scoperta del Signore è rivolta a tutti noi, con l’invito a rallegrarci e sentirci pieni di Grazia come lo è stata Maria. Di certo rispondere a questo invito non è semplice, abbiamo bisogno dell’aiuto di un Padre che ci sia di supporto nella sua comprensione e accettazione. Proprio la figura del “Padre” viene riscontrata da Maria in Elisabetta, infatti durante il loro incontro,Elisabetta si rivolge a lei esclamando:” Benedetta tu tra le donne!” e le dà la conferma di quello che l’angelo le aveva preannunciato.

La chiamata però deve essere intesa non come un qualcosa che ci fa primeggiare sugli altri , salire su di un piedistallo bensì il suo contrario: predisporsi al servizio del prossimo. “Eletta per mettere in luce” . Ognuno scoprirà l’iniziativa di Dio cantandogli così il suo personale Magnificat.

Il Padre ci aiuta a decodificare la chiamata ma come ci giunge il Suo invito? Chi si fa messaggero di Dio?

Da qualsiasi direzione può giungerci questo messaggio, sia esso visto in una determinata situazione, sia esso portato da un amico, da un nemico, un credente o anche un pagano come l’imperatore Augusto che con il suo censimento portò Maria e Giuseppe a Betlemme affinché si compisse la profezia di Malachia. Tutta la nostra esistenza non è imbrigliata nelle mani di un destino cieco ma è guidata dalla Provvidenza.

Di sicuro la Provvidenza segue una sua strada ben definita, che non tiene conto dei nostri “impegni”, ci può accadere quindi di avere il cuore troppo ingombro per accettare e comprendere il messaggio delSignore, e comportarci proprio come gli abitanti di Betlemme che in quella notte santa non potevano udire l’annuncio degli angeli; è l’esempio dei pastori che dovevano seguire coloro che, avendo nient’altro che un cuore libero e puro, si rallegravano per primi della grazia di Dio.

L’invito è liberare il cuore perché l’amore trovi casa.

Altro step è stata la presentazione di Gesù al tempio.Maria e Giuseppe offrono al tempio il loro primogenito, quello che avevano di più caro. Anche noi siamo chiamati ad offrire a Dio il meglio delle nostre energie, solo chi riceve gratuitamente sa donare gratuitamente. Guardando poi i vecchi Simeone ed Anna abbiamo riflettuto sugli anziani, i nostri nonni, che hanno ricevuto una nostra carezza nella preghiera. Essi sono la memoria e dovrebbero godere nel vedere altri che subentrano alla loro opera. Ultima nota la profezia di Simeone “Anche a te una spada trafiggerà l’anima” ci ha fatto riflettere sulla volontà di Dio che si rivela gradatamente nella vita di ognuno. All’inizio essa è oscura,poi pian piano camminando s’apre il cammino.

Successivamente abbiamo guardato la vita nella ferialità a Nazareth, i progressi del bambino Gesù, la gioia di Maria di sentirsi chiamata “IMMà” (mamma). Il rischio per noi credenti è di perdere Gesù, come Maria e Giuseppe nel tempio. Soltanto con una ricerca continua si giunge al ritrovamento che non è solo frutto del nostro cercare ma anche dono io Dio.

Nel dialogo tra Gesù dodicenne e i genitori abbiamo scoperto due idee : il primato di Dio ( “Devo occuparmi delle cose del Padre mio”) e un’ ulteriore chiarificazione in quella volontà che Maria deve realizzare. Così anche nella nostra vita siamo chiamati a vivere il primato di Dio secondo le vocazioni di ciascuno, ogni parola diventa occasione per ulteriore luce nel nostro cammino.

Abbiamo fatto sosta poi a Cana di Galilea dove insieme agli anonimi sposi abbiamo assaggiato il vino nuovo della Grazia. I miracoli possono avvenire solo se abbiamo il “coraggio”di attingere acqua perché essi avvengono proprio nell’istante in cui ci affidiamo a Dio.

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