Niente Paura

Editoriale di: Fabrizio d’Esposito

Il bassorilievo della cappella Liguori a Meta che reca scritto "Ubi est mors, victoria tua"

Il numero che leggerete questo mese è ricco di spunti su cui riflettere. C’è la morte e la ricorrenza del 2 novembre con un approccio originale: due reportage per cimiteri e fiorai. C’è un ampio servizio su don Nicola De Maria, prete anticlericale della nostra diocesi noto soprattutto per le sue polemiche contro le gerarchie ecclesiastiche. C’è, ancora, un’intervista a Pino Aprile che ha scritto un libro importante su una ferita mai rimarginata del nostro Risorgimento: il Sud e l’Unità d’Italia. C’è, infine, un articolo del nostro Francesco Bevacqua sui giovani e la politica nel 2010: un dibattito che proseguirà nei prossimi mesi per interrogarsi sui motivi che oggi tengono lontano un quindicenne o un ventenne dai partiti.

Per indole e storia personale, sarei tentato di indugiare su quest’ultimo tema. Per tre lustri abbondanti, dai quindici ai trent’anni, ho sempre applicato alla mia vita, anche nel privato, una narrazione politica, in base alla mia ideologia di sinistra. Oggi non è più così. Allo stesso tempo osservo che la Seconda Repubblica ha ucciso l’interesse dei giovani, interesse in senso nobile e non per convenienza personale, per la politica: perché? Nel nostro piccolo ce lo chiederemo.

Novembre però è soprattutto il mese dei morti, dei nostri morti. Domenica scorsa la seconda lettura è stata il mio brano paolino preferito, nella nuova versione della Bibbia (Cei, 2008). E’ il testamento di San Paolo: <Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede>. La propria vita versata in offerta. Versare non è un verbo di morte. Anzi. Indica movimento, vitalità. Ecco noi cristiani facciamo fatica a pensare alla morte come a un evento vitale da festeggiare. I nostri sacerdoti ce lo ricordano spesso durante le omelie funebri ma noi non riusciamo a mentalizzare in questi termini il lutto per la perdita di una persona cara. Invece, la morte, intesa come ascesa al cielo, andrebbe festeggiata. In fondo, noi cattolici siamo solo di passaggio su questa terra.


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