S. Agnello, una festa da purificare e valorizzare

Articolo di:don Tonino Minieri

La chiesa Ss. Prisco e Agnello

Ogni anno il quattordici dicembre, festa di s. Agnello, è un giorno speciale per la nostra comunità. Lo è stato anche per me, due anni fa, 14 dicembre 2008, perché per la prima volta ho celebrato di domenica in questa comunità (nel 2008 il 14 dicembre coincideva con la terza di Avvento). E’ un giorno “molto lungo” ed intenso: le porte della Chiesa si aprono all’alba (la prima Messa è alle cinque del mattino) e si chiudono a tarda sera, intorno alle 23. Tra queste due indicazioni di tempo, si inserisce una marea di persone, della nostra comunità ma anche proveniente da tanti paesi limitrofi, che si fermano per partecipare ad una delle tante celebrazioni eucaristiche ed esprimere la loro devozione al nostro caro patrono. La maggior parte sono coppie di sposi, soprattutto giovani, accomunate dall’attesa di un figlio. Si, perché la tradizione vuole che le donne incinte, il giorno di sant’Agnello, debbano necessariamente venire in Chiesa, accompagnate dai loro sposi, i quali non devono lavorare tutto il giorno per essere completamente a disposizione delle loro spose. Bisogna venire, anche perché, purtroppo, nel corso dei secoli, si è un po’ soffiato sul fuoco della paura, facendo quasi intendere che la disobbedienza alla tradizionale visita al santo potrebbe provocare qualcosa di male al bambino in arrivo. Ed allora è importante, proprio in questo giorno, fare il possibile perché questa tradizione sia purificata e valorizzata, perché diventi un’occasione favorevole per la crescita della nostra fede. Anche quest’anno, dopo la processione d’ingresso – ho celebrato alle dodici e alle ventuno – sono rimasto colpito dal vedere tante giovani coppie partecipare insieme all’Eucarestia. Non è uno “spettacolo” che si vede ogni domenica, anche perché la fascia dei giovani sposi è quella più latitante nella nostra comunità. E’ bello vedere tante famiglie che, partecipando all’Eucarestia, hanno la possibilità di diventare un’unica famiglia in Cristo. Anche quest’anno ho sentito l’esigenza di ricordare loro che, se non fossero venuti, ai loro figli in arrivo non sarebbe successo nulla. Essendo venuti, li ho però invitati a non perdere quest’occasione, per lasciarsi provocare dalla vita di un santo che, uomo come noi, pieno di debolezze e contraddizioni come noi, ascoltando la Parola e facendola diventare tesoro del suo cuore, è stato capace di trovare la sua gioia che, come scia di luce di una stella, ha aiutato tanti ad alzare lo sguardo verso Dio e ad incontrare il suo Volto.

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