Ritirata ad Assisi per gli animatori di Mortora

Articolo di: Assunta Russo

Gli animatori di Mortora

«Wa ma si va ad Assisi un’altra volta?! Jà se ci vedono le suore ci dicono “Stat n’ata vot cca!”». Così accogliemmo pressappoco tutti la notizia che il ritiro animatori quest’anno avrebbe avuto come location la famosa città di Chiara e Francesco. Forse questa semplice battuta da parte di un simpatico animatore mio collega è stata quanto mai provvidenziale, quasi a prevedere l’argomento dei giorni trascorsi assieme, quelli che vanno dal 2 al 5 gennaio scorso: il riscoprire sempre la novità nel ruolo che ricopriamo.

“Ben-essere animatori” è stato il nostro motto letto secondo due sfaccettature diverse: il fare bene l’animatore e il sentirsi bene nei panni dell’animatore. Forse delle volte veniamo rapiti da un vortice di quotidianità e abitudine che ci porta a perdere di vista il messaggio stra-ordinario che siamo chiamati a trasmettere, entriamo in una serie di consuetudini che non hanno il sapore dell’entusiasmo della “prima volta” a vantaggio di schemi che si ripetono e susseguono sempre uguali.

È bene quindi cercare di tornare alle origini, quando eravamo delle “matricolette” dell’animazione e cercare di riacquistare quel brio che ci caratterizzava, quella tensione verso il sabato che si poteva sentire durante tutta la settimana. C’è il bisogno di sentirsi bene in questi panni, a proprio agio, con tutte le responsabilità che questo ruolo comporta ma con la spensieratezza e la gioia di sentirsi chiamati.

Indicativa è stata l’immagine che ci ha proposto il vescovo Arturo Aiello quando, sulla via di casa, ci siamo fermati a Teano per celebrare insieme l’Eucarestia: noi animatori siamo come degli autisti di pullman e i ragazzi che ci sono stati affidati sono i passeggeri. Se per caso noi dovessimo sbandare porteremmo fuori strada tutti. Questa è una grande responsabilità e come tale richiede una matura consapevolezza di quello che si sta facendo.

Se guidi sonnecchiando, per abitudine, perché tanto ormai conosci la strada, c’è più rischio di perderti nel pericolo, di smarrire la retta via; bisogna sempre tenere desta l’attenzione! Non ci dobbiamo accontentare di voli a bassa quota perché non è giusto per un cuore che è stato fatto per sognare e sperare in grande.

L’animatore è un esploratore che non si ferma mai, non si accontenta di quello che ha già trovato ma è sempre alla ricerca di un qualcosa in più perché come ci ricorda l’inno Acr di quest’anno: «C’è di più, c’è di più in queste man e in questo cuore…»

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