Piantato un altro seme per il cambiamento

Articolo di: Susy Russo

Forse non siamo poi così lontani come sembra guardando il mappamondo, forse potremmo fare qualcosa in più.

Con queste parole che risuonavano nella mente e nel cuore i ragazzi di Acr ed i giovanissimi della parrocchia di Mortora (con i loro animatori) si sono preparati per un incontro particolare.

Ognuno aveva sentito parlare dell’ AIFO, forse per sentito dire, forse per lo spot trasmesso in tv in occasione della giornata mondiale per i malati di lebbra.


L’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau nasce, nel 1961, dall’azione di gruppi spontanei di volontari mobilitatisi nella lotta contro la lebbra e contro tutte le lebbre, cioè contro le forme più estreme di ingiustizia ed emarginazione.

Sì, ma poi cos’è concretamente questa lebbra? Indagando tra i ragazzi abbiamo visto che le idee erano poche e ben confuse così grazie a Barbara – questo è il nome della missionaria che ci ha fatto visita – abbiamo capito qualcosa in più su questo argomento.

La lebbra, oltre ad essere una malattia che procura gravi menomazioni è anche un male sociale: spesso il lebbroso oltre che un malato è anche qualcuno da evitare, da isolare. Così chi si ritrova a convivere con la lebbra resta solo a combattere contro il suo corpo che pian piano inizia a mostrare chiari segni di cedimento e contro la solitudine, il pregiudizio e l’indifferenza.

Ascoltando questi racconti ho provato un senso di tristezza e ha fatto capolino in me uno strano sentimento con un bruttissimo retrogusto di rabbia. è un disonore, una vergogna per paesi in via di sviluppo come tanti ormai in Africa, dichiarare palesemente che esistono ancora malattie come la lebbra, allora è meglio eliminare il problema semplicemente dichiarando nelle classifiche ufficiali che il buon governo lo ha risolto. Intanto non importa se nei paesi rurali c’è ancora gente che si ammala solo perché divide la capanna con un altro incosciente malcapitato, meglio ostacolare le associazioni che potrebbero alleviare un poco questa inutile sofferenza o addirittura prevenirla.

è forte la rabbia quando senti che le cure sarebbero davvero elementari, qualche piccola pastiglia oppure oliare gli arti interessati dalle piaghe. è un mix letale di menefreghismo e squallidi interessi economici con una buona dose di cuore di pietra. Il tutto che fa leva su un unico tassello: l’ignoranza delle persone che diventano così facilmente manipolabili.

Bisogna intervenire dalla base, non basta dare del cibo o delle cure. C’è bisogno d’istruzione, di insegnare alle persone come curare, di formare personale medico e paramedico.

Questo incontro potrebbe essere quello che ti illumina il cammino oppure uno come tanti. è stato voluto per i ragazzi come occasione per far capire loro che c’è tanto altro oltre allo sbrilluccichio in cui siamo abituati a vivere, e questo altro comprende cose belle e, ahime, anche cose brutte come quelle di cui abbiamo parlato.

Concretamente forse i ragazzi almeno per il momento non faranno niente ma in loro è stato piantato quel semino che gli permetterà di uscire dal loro piccolo mondo.

Crescere vuol dire essere in grado di fare scelte, e come si può se non conosci possibilità diverse da quelle che vivi?

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