Salvate la faccia della chiesa San Michele

Articolo di: Costanza Martina Vitale

Risale a circa un anno fa la chiusura, con apposite griglie, dei fori che consentivano lo stazionamento dei piccioni nel retro della basilica di San Michele Arcangelo in Piano di Sorrento. Da allora questi volatili hanno deciso di migrare da un lato all’altro della basilica, piazzandosi di tutto punto sulla facciata della chiesa intitolata al famoso santo armato.

Alcuni piccioni sulla facciata della basilica San Michele a Piano

Insomma una piccionaia abusiva per uccelli senza tetto dalle conseguenze poco piacevoli. Il sagrato della basilica e le semicolonne, un tempo bianche, sono ora picchiettate da indelebile guano (più comunemente escremento) di colombi anneriti che non hanno alcuna intenzione di trovare un’altra sistemazione. Da qui la protesta di chi non ci sta più a rivolgere il naso all’insù e rischiare di subire qualcosa di più del fascino che emana la bellissima porta bronzea “Janua 2000”, inaugurata nell’anno giubilare dal vescovo Felice Cece, commissionata dall’allora parroco don Arturo Aiello e benedetta dall’amministratore parrocchiale don Pasquale Irolla. Stesso problema attanaglia la vicina Piazza Cota, scenario sempre più frequente di imprudenti sfamatori di uccelli, ribattezzata per questo da alcuni “la piccola Venezia” e non certo per la sua spiccata similitudine con Piazza San Marco.

La questione dei piccioni deturpatori di monumenti, almeno a livello nazionale, non è recentissima: oltre la sopracitata Venezia con i suoi colombi che ne beccano perfino il marmo, ricordiamo solo la facciata del duomo di Orvieto, il Perseo di Cellini di Firenze, la statua del Nettuno di Bologna e la più familiare reggia di Caserta. Il guano degli uccelli infatti, oltre a degradare l’estetica degli elementi architettonici con la sua acidità altamente corrosiva, è portatore, insieme ai suoi artefici, di parassiti nonchè di sessanta malattie, tra cui l’ornitosi, una malattia infettiva delle vie aeree che si contrae respirando la polvere del guano.

Fuori da soluzioni inutili e dannose per gli animali come i dissuasori (puntueroli posti sui monumenti che non impediscono però il ritorno degli uccelli) o la pratica illegale e condannabile dei cosiddetti impallinatori di piccioni, la soluzione potrebbe essere in realtà una, valido compromesso tra amanti dell’arte e animalisti. Si tratta di cellule resistenti agli agenti atmosferici e quasi invisibili che emanano impulsi elettrostatici continui i quali, installati sull’edificio da proteggere, impediscono l’avvicinarsi in quella zona dei volatili, senza danneggiarli in nessuna maniera. È la soluzione adottata per migliaia di monumenti in tutto il mondo tra cui i monumenti richiamati in precedenza e, in provincia di Napoli, anche per il Chiostro Donnaregina, le case romane di Ercolano e la chiesa dell’Ave Gratia Plena in Boscotrecase. Tale brevetto ha ricevuto il riconoscimento della L.I.P.U. (Lega italiana protezione uccelli) che ritiene «tale sistema efficace e interessante per intervenire a tutela del patrimonio monumentale o per evitare lo stanziamento dei piccioni in edifici, dove la presenza di colombi è indesiderata per motivi igienici, sociali o di altro ordine». Sarebbe auspicabile magari che nel progetto dei nuovi lavori che si stanno effettuando nella basilica di San Michele si pensasse perciò anche ad un intervento del genere in quanto utile, pacifico e definitivo.

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