«Chi non è andato vada, chi non crede corra»

Lettera in redazione di: Nico Celentano

Il mese scorso, su questo giornale, si è parlato del fenomeno Medjugorje attraverso un’inchiesta con Paolo Brosio, convertito giornalista di fama nazionale, come intervistato speciale, affrontando il tema delle apparizioni mariane che da trent’anni si ripetono nel piccolo paesino dell’Erzegovina a sei veggenti.
Proprio lo scrittore piemontese, che nei suoi libri “Ad un passo dal baratro. Perché Medjugorje ha cambiato la mia vita” e l’ultimo uscito “Profumo di lavanda” testimonia come, dopo anni di perdizione, si sia avvicinato a Dio soprattutto grazie alla “Regina della Pace” e all’esperienza di Medjugorje, durante l’intervista del nostro amico Francesco Bevacqua, si è augurato che si possa scrivere di quanto sta accadendo lì giù non più da qui, ma dal posto, non solo tramite le testimonianze, quindi, ma provando sulla propria pelle le emozioni che si possono vivere soltanto una volta che si è giunti nel luogo tanto discusso delle apparizioni.

Premesso tutto ciò, non posso non raccontare la mia esperienza.

Ho collaborato saltuariamente con questo giornale ed era ormai quasi un anno che, per un motivo o per un altro, non avevo avuto più modo di scriverci. Il mese scorso mi contatta la coordinatrice e amica Iole Filosa invitandomi a tornare in squadra con un articolo che riguardasse Umberto Eco, scrittore di fama internazionale che ho avuto l’occasione di intervistare a Sorrento durante la presentazione del suo ultimo libro. Nell’organizzare il pezzo, Iole mi ha mostrato l’edizione scorsa che sarebbe uscita di lì a poco e ho subito notato che si parlava di Medjugorje attraverso l’intervista a Paolo Brosio. Non ho potuto fare a meno di esclamare: «Vedi un po’ i piani e la forza della Madonna dove arrivano!»; soltanto poche settimane prima, infatti, ero stato a Medjugorje, potendo così provare personalmente quanto si racconta oggi con tutti i mezzi di comunicazione mondiale. Letto l’articolo e quanto detto da Paolo Brosio, quindi, mi sono subito sentito in dovere di raccontare ciò che ho vissuto in quella santissima cittadina dell’Erzegovina.
Innanzitutto, non sono mai stato un miscredente, ma nemmeno un accanitissimo della Chiesa, diciamo un semplice ragazzo intento comunque a capire meglio cosa sia la fede e il cammino che si può intraprendere con essa. Avevo sempre sentito parlare di Medjugorje, ricevendo anche diversi inviti ad andare, ma alla fine mi sono ritrovato sempre ad accantonare l’ipotesi di partire.
Per questo capodanno, più che per vedere con i miei occhi, ma per motivi dei quali ci vorrebbe davvero un libro e che, quindi, non sto qui a raccontare, mi sono sentito “chiamato” ad andare e provare da me.

Grazie a don Pasquale Pellegrino, amico sacerdote conosciuto in tutt’altri tempi da quelli dell’idea di partire per l’Erzegovina, ho avuto modo di organizzarmi per il viaggio e di trascorrere, dal 29 dicembre al 3 gennaio, sei giorni indescrivibili e lontani da qualsiasi immaginazione o aspettativa.

Mi sento di dire oggi che Medjugorje è un’esperienza troppo personale per sentirsela solo raccontare o cercare di trovare prove e risposte ai propri dubbi soltanto attraverso le testimonianze degli altri. Chi non ci è ancora andato, quindi, mi auguro trovi presto il momento giusto per andarci; chi non crede a Dio, a nulla di tutto questo, alle apparizioni e alla preghiera, meglio ancora: ci corra!

Posso dire che i più grandi miracoli che ho potuto vendere lì, non sono stati quelli di inspiegabili guarigioni, che non sono mancate, ma quelli di persone mai vicine a Dio avvicinarsi incredibilmente o convertirsi nella maniera più intima possibile, utilizzando soprattutto l’arma suggerita dalla Madonna, ovvero il Rosario.
Da ventitreenne non posso dimenticare la meraviglia e la gioia nel vedere numerosissimi coetanei riunirsi in preghiera, stringere il Rosario tra le mani con una indescrivibile fede, cantare e lodare Dio come mai, purtroppo, ci si aspetta oggi da noi giovani. Lì, vedere proprio centinaia e centinaia di giovani, ripeto “assolutamente normali”, è la prova più evidente di quando sia capace di fare Dio, quindi, anche attraverso Medjugorje. Durante il soggiorno in questa terra, ne ho potute sentire di tutti i tipi; persone che mai si sarebbero aspettate di stare lì un giorno, si ritrovavano con una fede enorme che traspariva inevitabilmente dai loro occhi e parlo soprattutto di ex tossicodipendenti, ladri, miscredenti, eccetera, nelle concezioni più dure di questi termini.
Paolo Brosio, dunque, e come lui Claudia Koll e altri noti volti del mondo mediatico non sono, anzi, non possono essere considerati dei folli o, ancora, personaggi in cerca di ulteriore pubblicità. Sulle colline del Krizevac ed il Podbrdo, durante la Via Crucis e le apparizioni si possono vedere numerosissime persone un tempo diffidenti e oggi pienamente convinte sull’esistenza di Dio, in Padre, Figlio e Spirito Santo, insieme alla Madonna che, come si ricorda e si può provare specialmente a Medjugorje, è oggi il principale mezzo che ci conduce a Cristo.

Sono numerose poi le esperienze di personale importanza che ho vissuto lì giù durante il mio pellegrinaggio, molte delle quali ritengo sia meglio tenere per me, ma che chiunque può vivere, nel “modo migliore scelto per lui”, una volta giunti a Medjugorje.

Tra i tanti episodi, ricordo piacevolmente quando scendendo dalla collina del Podbrdo sentii una giovane ragazza parlare con un altro ragazzo. Quest’ultimo le aveva chiesto come mai si trovava lì. Chiedendomi permesso, superandomi nello scendere giù per la collina e correndo, la ragazza rispose così: «Sono stata guarita qui anni fa. Ero paraplegica». Benissimo. Ricordiamo solo che paraplegico significa avere la parte inferiore del corpo affetta da paralisi motoria e io, ci metto qui la mia firma, ma anche la mia faccia qualora voleste, mi sono visto superare nettamente da quella ragazza, con una gioia di correre e una velocità poco consigliabile per una discesa del genere. Quella ragazza, oltre che un miracolo fisico, ha rappresentato per me un miracolo di fede, contribuendo a confermare quanto già avevo sentito dire in precedenza: «Chi va a Medjugorje è difficile che non ci ritorni, anzi quasi praticamente impossibile».

Voglio chiudere, infine, questo mio, ripeto, “doveroso racconto” con un invito soprattutto ai giovani come me, rifacendomi alle parole di Gesù in un vecchio scritto di monsignor Lebrun e ricordando come non bisogna essere degli extraterresti per avere Fede e avvicinarsi a Dio: «Qualunque cosa accada, non aspettate di essere santi per abbandonarvi all’amore, non mi amereste mai… Andate…». è il caso di dirlo, a Medjugorje magari! D’altronde, cari credenti e non, anche nel Vangelo è scritto: «Venite e vedrete».

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