«Ribellatevi alla mediocrità e parlate»

Articolo di: Iole Filosa

Sabato 29 gennaio a Villa Fondi ha avuto luogo il convegno “Non giochiamoci la vita” organizzato dalla fondazione Exodus‘94 con il patrocinio del Comune di Piano di Sorrento e del Piano Sociale di zona Na-13 sul tema del gioco d’azzardo e dell’usura, un problema delicato e troppe volte sottovalutato, in particolar modo in penisola sorrentina.


La platea viene introdotta nell’argomento e nell’incalzante ritmo della conferenza dal moderatore Giacomo Giuliano. Dopo i saluti e i ringraziamenti di Daniele Acampora, presidente della fondazione, una delle 27 nella fattispecie presenti in Italia, prende parola padre Massimo Rastrelli, presidente della Consulta nazionale antiusura, che con fervore condivide la sua esperienza sul campo: «Ho visto persone che da una vita diventata morte sono state restituite ad una vita diventata di nuovo costruttiva. Noi non abbiamo accettato che lo squallore oscurasse la luce e la luce sono le persone splendide che vivono nonostante le persone terribili». E, puntando il dito contro i volti dei tanti giovani all’ascolto, ricorda: «Il gioco d’azzardo rende stupidi ma Dio ci ha creato per essere intelligenti».

Ma in cosa consiste la forza trascinante del gioco d’azzardo, “passa tempo” che conduce sempre più frequentemente all’usura? Maurizio Fiasco, sociologo, risponde facendo intendere come egli stesso sia rimasto impressionato dall’entità del problema: «Avvicinandomi al fenomeno dell’usura ho conosciuto una parte del mio Paese che non conoscevo». Il suo intervento verte sulle origini di questa piaga sociale e spiega come da sempre il gioco abbia ricoperto un’importanza fondamentale nella vita dell’uomo, come scrive lo storico olandese Johan Huizinga nella sua opera “Homo Ludens” o la giornalista Matilde Serao con la sua indagine sul gioco del lotto o ancora Giuseppe Imbucci che svela la dominazione del gioco sulla biografia dell’uomo. Innanzitutto definire il l’azzardo un gioco non è corretto – spiega il professor Fiasco – perché per gioco si intende un’attività libera, senza coazione, diretta o indiretta; separata, destinata quindi a luoghi e tempi definiti; incerta, in quanto l’esito del gioco è sconosciuto; improduttiva, perché non finalizzata alla produzione di beni materiali; e regolata cioè con garanzia di parità di chance. Alla discrepanza tra la definizione sociologica e la realtà negli anni ‘90 si aggiunge l’aggravante del progresso: il gioco non è più legato ad una ricorrenza ma diventa istantaneo e reperibile ovunque, sorgono sale-giochi sotto casa, con un click dal proprio iPhone è possibile scommettere notevoli cifre e si dà il via al mercato dell’alienazione. Fino ad oggi.

Su questo punto preme l’attenzione don Carmine Giudici, parroco della cattedrale di Sorrento quando, scrutando l’assemblea afferma «Tra voi c’è chi gioca ed è mia intenzione inquietarvi». La motivazione è delimitare i tre fattori di rischio principali del gioco: la stupidità, la degenerazione dello stile di vita e l’impoverimento delle teste e dei cuori. «Non possiamo essere favorevoli ai compromessi culturali – dice don Carmine – il gioco è terreno per chi considera i poveri una risorsa e per chi ama le congiure dei silenzi. Bisogna parlarne e ridurre gli elementi di distrazione. Invito ad imparare l’arte dell’indignazione: quando vi capita davanti una sala giochi passate oltre, ribellatevi alla vostra mediocrità».

Parole altrettanto sentite vengono dal Sindaco di Piano di Sorrento, Giovanni Ruggiero che, invitato ad intervenire, porta la sua esperienza nelle comunità di recupero dove si tratta la dipendenza da un altro male odierno, la droga. «Ciò che mi ha sempre colpito è la solitudine di queste storie – dice – stare insieme contro il gioco d’azzardo e l’usura è l’unica soluzione. Io scelgo di stare, di essere un macigno ben visibile a cui potersi aggrappare; voi ragazzi scommettete sulla vostra capacità di pensare e prendete consapevolezza del problema».

Di particolare interesse è il discorso del sostituto procuratore della Procura di Torre Annunziata, Sergio Raimondi, che, interrogando gli studenti presenti, pone l’attenzione sull’aspetto economico della criminalità e su come gli usurai riescano a calarsi nei meccanismi di difficoltà così bene da essere considerati addirittura come benefattori, come racconta il film “L’amico di famiglia”. Si concentra poi su alcune puntualizzazioni di grande attualità: «Con le intercettazioni, tanto discusse in questi tempi, si individuano i possibili usurai. Noi magistrati mettiamo sotto controllo i telefoni se c’è un sospetto di reato. E così come è vero che vengono spesi tanti soldi per attuare le intercettazioni, è vero anche che si incassano cifre enormi con il sequestro dei beni appartenuti agli usurai».

A conclusione del convegno prende parola il senatore Raffaele Lauro, membro della Commissione parlamentare antimafia, con un duro e teatrale atto di accusa alla classe politica e alle istituzioni: «Noi non viviamo in un’isola felice, in Penisola c’è un giro di affari di 5 milioni di euro. Chiederò la tracciabilità di tutte le scommesse, senza più il limite del 1000 euro. Questo Stato rischia di essere criminogeno! Non dimenticate che voi siete responsabili delle vostre scelte ma al di là di voi ci sono le scelte, non più derogabili, dello Stato se non vuole addossarsi una responsabilità nazionale!».

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