La fascia più a rischio? I giovani Neet

Articolo di: Vincenzo Vertolomo

Il Servizio Tossicodipendenze (Ser.T.) di Castellammare di Stabia-Sorrento dell’Asl Napoli 3 Sud presenta la relazione annuale sulle indagini e le attività condotte sul proprio territorio. Un 2010 allarmante per i medici ed i sociologi del Ser.T. che nelle attività di prevenzione, terapia e riabilitazione previste secondo il D.P.R. 309/90 e dal D.M. 444/90, hanno registrato dati preoccupanti per gli usi e gli abusi di droghe ed alcol tra i giovani ed i giovanissimi.

L’utenza, progressivamente in aumento rispetto agli anni scorsi, proveniente dai Comuni di Vico Equense, Meta, Sant’Agnello, Piano di Sorrento, Massa Lubrense, Sorrento e dal comprensorio stabiese e dei Monti Lattari, è costituita in gran parte da persone con problematiche connesse all’uso di oppiacei, cocaina ed alcol, talvolta assunti anche insieme, nonché benzodiazepine che, purtroppo, ricompaiono in misura significativa nei test somministrati. Sono interessate, inoltre, persone con problematiche non legate ad uso di sostanze, ma comunque dipendenti dal gioco d’azzardo (gambling) e a giochi elettronici o con disturbi alimentari. Dato tanto significativo quanto preoccupante è l’apertura di 168 nuove cartelle cliniche su 700 persone afferenti, pari al 27,5% dell’utenza. Per tutti sono stati predisposti piani terapeutici e di sostegno psico-sociale personalizzati. I soggetti sono prevalentemente maschi (96%) e di età media di 29 anni con il 20,1% inviato dalla Prefettura o altro Organismo Giudiziario “per segnalazione” mentre il 20,5 % per abuso prevalentemente di alcool. Per i medici e di sociologi del Ser.T. non si evidenzia più, ormai, un legame tra abuso di sostanze o dipendenze e degrado socio-economico-ambientale con un sostanziale aumento della percentuale di utenti con scolarità medio-alta e lavoro retribuito.

Oltre al gioco d’azzardo, c’è da segnalare anche la diffusa circolazione di droghe sintetiche nei disco-pub o nelle discoteche, dove per i giovani si slatentizzano altri fenomeni quali azzardo patologico, dipendenze da giochi elettronici, slot machine e disturbi dell’alimentazione. I dati sugli utenti afferiti spontaneamente o per segnalazione delle Autorità Giudiziari, possono essere forniti da banche dati e know now del Ser.T. ma soprattutto grazie alla partecipazione attiva di alcuni “testimoni privilegiati” individuati e coinvolti quali “sentinelle sociali” in grado di esercitare un ascolto attivo del territorio e all’acquisizione di informazioni rilevate in luoghi e diversi setting.

Attraverso un’accurata ricerca territoriale al fine di rilevare le abitudini, i cambiamenti e gli stili di vita dei giovani del territorio e somministrando questionari nei bar maggiormente frequentati da un target giovanile di 16-29 anni, è stato possibile individuare abitudini e stili di vita non sani e degenerativi – uno trai più preoccupanti, vedono i giovani all’uscita della scuola fermarsi al bar a bere alcolici – identificando nuove popolazioni esposte, i cosiddetti “neet” (giovani not in education employment training: giovani fuori dall’istruzione, dalla formazione e dal lavoro) ed è stato possibile scoprire nuove droghe o meglio nuove e diverse modalità di utilizzo e tendenze di mercato, nonché zone a rischio maggiormente invase ed esposte, tra le quali purtroppo si annovera il comprensorio sorrentino-stabiese e dei Comuni limitrofi.

Commenta la relazione conclusiva sulle attività svolte per il 2010 il coordinatore del Ser.T. Napoli 3Sud Bruno Aiello e la responsabile del Sistema Informativo, la sociologa Rosa Abagnale Ovallesco: «I “Neet” vengono considerati giovani esposti alle nuove dipendenze che emergono prevalentemente nei nostri territori e che difficilmente diventeranno capaci di padroneggiare la loro storia ma potranno e dovranno cercare di ridurre al vivibile la loro realtà sociale. La prevenzione di qualsivoglia dipendenza o comportamento a rischio deve essere per forza una prevenzione “multimodale” e a diversi livelli: familiari, sociali, psicologici, clinici, educativi, igienici-culturali e di impegno istituzionale. Un intervento multimodale ha bisogno di strutture e di compliance degli operatori, dei dirigenti e degli stessi eventuali utenti, coinvolti in una “sorveglianza continua”. Il nostro scopo finale – conclude il dottore Bruno Aiello – è proprio questo: fornire dati significativi affinché le istituzioni pubbliche preposte si attivino per una prevenzione primaria e secondaria multimodale e all’altezza».

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