Ridere fa bene al cuore

Articolo di: Marina Greco

Il 28 gennaio ci siamo ritrovati in tanti al Teatro delle Rose in occasione in una serata di beneficenza promossa dall’associazione Jamani Onlus. La compagnia stabile Teatro Mio ha messo in scena lo spettacolo in due atti “È tutta colpa di zia Amelia”. Il ricavato della serata è stato destinato alla realizzazione dei progetti in Africa dell’associazione promotrice.

Per chi non conosca ancora bene l’associazione missionaria è un piacere presentare brevemente i progetti e l’impegno di questo gruppo di giovani della Penisola Sorrentina accomunati dall’amore e dalla passione per l’Africa. Pur essendo una Onlus da soli 2 anni, è da circa 10 che i volontari si recano in queste terre lontane dell’Africa durante il loro tempo libero in estate, dedicandosi alla cura e all’attenzione dei più bisognosi, mettendosi al servizio in prima persona della realtà e delle diverse povertà che incontrano. Attraverso varie raccolte fondi nel corso degli anni, il gruppo ha fatto fronte a vari tipi di esigenze del popolo: nel 2006 ha curato l’acquisto e l’istallazione dei pannelli fotovoltaici in una missione in Tanzania e Namanga, ai confini del Kenya e attualmente sta curando la nascita di una mensa nella medesima scuola. L’associazione collabora con le missioni esistenti sul territorio e mira a promuovere lo sviluppo e l’autonomia del popolo africano.

La sera del 28 gennaio la solidarietà ci ha fatti ritrovare in una fredda serata invernale al Teatro delle Rose in occasione di questo spettacolo piuttosto che poltrire al caldo davanti alla televisione di casa nostra. La storia a tratti per lo più divertenti, ma dai contenuti finali nobili, era improntata sullo spaccato di vita di un’anziana donna, Amelia, nubile zia e convivente di due nipoti, Lorenzo e Ludovido, titolari di un’agenzia di servizi funebri. L’ambientazione è in epoca attuale e il luogo è un’imprecisata città della provincia napoletana. Diffidente del bene dei due nipoti, zia Amelia, nel momento in cui diventa ricchissima in seguito ad una vincita al superenalotto, escogita uno stratagemma per smascherare il mancato affetto di Lorenzo e Ludovico. Si cerca la complicità di Anaclerio, fidato commesso dell’agenzia dei nipoti, ed organizza un finto rapimento con ricatto. Il piano non riesce del tutto e la faccenda si complica alla grande, a causa della cattivissima abitudine aggiunta ad una semisordità della donna di interpretare male e diffondere in giro ciò che ascolta in famiglia.

L’obiettivo del regista, Bruno Alvino, è innanzitutto quello di mantenere il più possibile la messa in scena in un ambito estremamente realistico seppure indirizzata al grottesco. I personaggi sono veri e veritieri con atteggiamenti ben delineati e contrastanti per bene rappresentare, anche se comicamente, l’eterno dissidio in cui si batte il genere umano: la ricerca della verità, che è purtroppo sempre un punto di vista. Abbiamo detto che la commedia è ambientata in epoca attuale e nella provincia napoletana, ma i fatti la rendono universale, tanto che la vicenda appare adattabile a qualsiasi parte del mondo. Con il rapimento di zia Amelia si susseguono colpi di scena angosciosi e imprevisti che porteranno ad un sorprendente finale.

In ogni spettatore, oltre che alle risate per la comicità della serata, una serie di messaggi percepiti ed interpretati singolarmente, altri suggeriti esplicitamente dalla voce diretta degli attori dal palco come “Fatevi i… vostri!”, un invito alla parsimonia, nell’ascolto e nell’interpretazione dei fatti che ci accadono intorno tutti i giorni. False interpretazioni e giudizi gratuiti su fatti cose e persone possono cambiare situazioni, vite… Simpatica la figura di Anaclerio col suo linguaggio «tanto simpatico ma inizialmente tanto incomprensibile!», umile e nobile al tempo stesso quello del barbone; quella di zia Amelia che ci ha fatto riflettere ancora una volta sui bisogni spesso taciuti e nascosti degli anziani con i quali spesso viviamo gomito a gomito. Insomma ogni personaggio, chi più chi meno, chi in un modo chi in un altro, ci ha fatto ritornare a casa un tantino più ricchi per aver messo a fuoco quelle che sono anche le nostre povertà in pensieri e azioni quotidiane.

Come ricordo della serata un segnalibro targato Jamani regalato all’ingresso per segnare un’altra pagina del libro dei giovani volontari della penisola sorrentina.

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