Maternità e chemio: qualcosa si muove

Articolo di: Maria Vittoria Russo

La chemioterapia potrebbe non togliere la gioia della maternità»: lo afferma un gruppo di ricercatori dell’università Tor Vergata di Roma finanziato dall’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) che ha scoperto un sistema per proteggere le cellule uovo dagli effetti dannosi della chemioterapia.

I tumori sono malattie che colpiscono organi diversi per cause diverse ma accumunate tutte da una proliferazione incontrollata di cellule. Una cellula normalmente dà vita a due cellule figlie uguali tra di loro e alla cellula madre “separandosi” in due in un processo chiamato divisione cellulare, che è rigorosamente regolato da “controllori” molecolari che assicurano che a dividersi sia una cellula sana e che essa stessa poi si sia riprodotta correttamente nei tempi,modalità e condizione appropriate per l’organismo. Questi “controllori” possono subire dei danni ed essere poco efficienti. In tal caso una cellula che non funziona correttamente comincia poi a dividersi senza freno dando vita a tante cellule mal funzionanti che prendono il sopravvento su quelle sane, causando la formazione del tumore.

Una delle cure usate per contrastare il tumore è la chemioterapia che consiste nella somministrazione di farmaci la cui funzione è quella di aggredire le cellule tumorali portando alla morte delle cellule stesse, somministrazione che spesso avviene per via venosa. I farmaci vengono immessi quindi nel sangue attaccando, oltre alle cellule tumorali, anche quelle sane, come ad esempio gli ovociti (che nella donna sono in numero limitato) che muoiono causando problemi di infertilità.

In realtà le cellule mettono in atto un sistema di difesa contro questi farmaci antitumorali, ma spesso capita che i danni causati siano talmente gravi che la cellula viene indotta a “suicidarsi”. Morendo non può più funzionare, né dividersi (evitando che da essa possano nascere cellule “sbagliate”.)

I ricercatori hanno scoperto che nel caso degli ovociti chi controlla che in essi non si accumulino danni è il gene Tap63, che induce la morte cellulare grazie all’intervento di una proteina chiamata Abl. Si è visto che, bloccando l’azione della proteina con un farmaco già in commercio, si impedisce alle cellule uovo di andare incontro alle degenerazione.

Sono comunque necessari ulteriori studi e approfondimenti per dimostrare, per esempio, che l’uso del farmaco non interferisca con il trattamento del tumore. Inoltre, spiegano gli autori, «non dobbiamo dimenticare che la morte degli ovociti in seguito a danni provocati dalla chemioterapia può essere considerata un meccanismo di sicurezza per eliminare le cellule che potrebbero dare origine a un organismo non sano dopo la fecondazione. Sarà dunque molto importante valutare se gli ovociti salvati da questo trattamento possono generare figli sani come un ovocita non trattato».

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...