Il treno Champions League

Articolo di: Francesco Bevacqua

Molti di voi conosceranno quelle piccole leggende metropolitane che vogliono, ad esempio, che ad ogni scia d’aereo ci sia qualcuno che sta pensando a voi o che bisogna esprimere un desiderio. Piccole banalità che rendono la giornata poetica e ci riportano all’infanzia; piccole banalità che resistono al grido di “non è vero, ma ci credo”. Il 15 maggio 2011, il Napoli è tornato in Champions League, unica squadra meridionale ad aver partecipato alla Coppa Campioni durante l’epopea maradoniana e che prenderà parte ai gironi che si contenderanno la prossima coppa con le orecchie. L’ultima frase i tifosi la rileggeranno all’infinito, al grido di “è vero, ma non ci credo”. Una gioia immensa, vissuta da “Il Centro…Campo” allo stadio San Paolo di Fuorigrotta, nella parte inferiore della curva A, a stretto contatto con il campo di gioco prima e con i calciatori in festa dopo la gara, durata 49 minuti, giusto il tempo di due reti di Eto’o e Zuniga, di un palo di Maicon e di molti palloni gettati via dagli azzurri terrorizzati dall’idea di non riuscire a far gioire spalti a dir poco traboccanti. Il fischio finale ha sciolto la tensione e le voci, unite in coro dal soldato innamorato. Il primo pensiero personale, dopo due lacrime di gioia (e dolore), dopo l’abbraccio con gli amici, è andato al Miserere 2005: durante quel coro “fiume”, il passaggio sotto il ponte della Circumvesuviana a Via Bagnulo coincise con quello di uno degli ultimi treni della giornata. Tra le mini leggende metropolitane legate alla telepatia c’è anche il transito sotto un ponte attraversato dai vagoni. Qualcuno, dalle seconde voci, pensò bene di manifestare ad alta voce il proprio sogno, frustrato dalle vicende calcistiche che volevano la SSC Napoli in serie C; “Il Napoli in Champions League” ripetè il ragazzo, più volte, per dare forma e concretezza al proprio augurio. Ecco, non è vero che oggi il Napoli è nell’Europa principale grazie a quel giovane, ma credo fortemente che la speranza e la forza dei tifosi abbia sospinto la squadra nei momenti di maggiore difficoltà. Anche ieri sera ogni azione sbagliata era seguita sì da improperi ma soprattutto da tanti applausi di incoraggiamento. Da brividi il coro in onore di Lavezzi e il giro di campo con Hamsik più che scatenato. E’ stato il giusto tributo ad una squadra in cui il tifoso ha un ruolo davvero fondamentale: penso a quando lo stadio chiama la marcatura ad un giocatore distratto, o ai fischi che mortificano un’azione d’attacco avversaria. Quel vecchio desiderio prepasquale si è avverato, il Napoli affronterà gli squadroni europei a testa alta e morale altissimo. Vorrei raggiungere con il pensiero il corista, ricordargli quel momento di speranza sportiva e condividere la sua grande gioia di “dodicesimo” uomo in campo.

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