La testimonianza di Caludia Koll

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Il matrimonio cristiano, privilegio singolare

Articolo di: Padre Gian Franco Scarpitta

Il vincolo di unione fra l’uomo e la donna definito comunemente con il termine “Matrimonio” è contemplato sin dall’antichità presso tutti i popoli e in tutte le aree culturali, dove trova la sua legittimazione giuridica o religiosa a seconda del contesto in cui sussiste.

Anche la nozione di Matrimonio varia a seconda delle varie dimensioni culturali: dalla società occidentale, da cui deriva anche la nostra concezione di Matrimonio come nucleo di convivenza di due coniugi con i loro figli, il termine deriva dalla contrazione delle parole mater (madre) e munus (compito, ufficio), che riguardano il ruolo o “l’impegno” della donna a diventare madre. Nell’antica latinità infatti con il Matrimonio avveniva la maternità e quindi la legittima generazione della prole dal vincolo coniugale. Sempre nel mondo latino, il termine “coniuge” deriva da cum iungere, cioè il “sottoporsi di due persone congiuntamente sotto lo stesso giogo” e impone la monogamia e la convivenza come condizione dell’unione sponsale, anche se avviene senza alcun rito particolare.

Nell’antica Grecia il patto nuziale viene sancito dal padre della sposa e dal coniuge della medesima al momento in cui questi si impegna ad accogliere la donna nella propria casa; il Matrimonio propriamente detto avviene però all’inizio della convivenza e con la generazione della prole. Nel mondo ebraico il Matrimonio è indispensabile per realizzare l’unione fra due famiglie e per ciò stesso la continuità dell’eredità culturale e anche altre religioni come l’Islam e l’Induismo lo raccomandano vivamente quale dimensione nobile e importante per la procreazione e per la realizzazione sessuale e spirituale dell’uomo e della donna.

Come si può notare, presso tutte le culture sussistono, anche se non sempre esclusivamente, elementi di continuità con il Matrimonio cristiano e non sono poche le occasioni in cui su questo punto è possibile trovare elementi di incontro e di comunicazione dialogica con altre confessioni religiose. Del resto, presso tutti i popoli e le culture civili e religiose si intravvede nel Matrimonio una via di realizzazione della coppia e un grosso contributo alla convivenza sociale. Tuttavia, seppure (come vedremo più avanti), non si tratti di un’istituzione propriamente cristiana, la celebrazione del Matrimonio in Cristo costituisce un privilegio singolare e assoluto nonché un particolare beneficio a vantaggio del singolo e della società umana. Forse non tutte le coppie che decidono di celebrare le nozze in chiesa vi prestano attenzione, ma è una realtà di fatto che il Matrimonio cattolico è, in un certo senso, l’unico sacramento “privilegiato” che Gesù Cristo possa aver concesso ai suoi fedeli. Tutti gli altri segni visibili della presenza efficace di Cristo prevedono infatti, unitamente alla forma di celebrazione e alla materia, un ministro per mezzo del quale Cristo stesso agisce conferendo quella grazia particolare; questi è quasi sempre è il sacerdote, in alcuni casi può esserlo il diacono e nelle situazioni di particolare rilevanza pastorale anche il Vescovo, come nel caso della Confermazione. Quanto al Matrimonio, invece, durante i prescritti corsi di preparazione, non si insisterà mai abbastanza nello spiegare ai nubendi che essi stessi saranno i ministri del Sacramento che li riguarderà! Solo l’uomo e la donna possono infatti decidere consapevolmente e con deliberazione del loro futuro e solamente essi possono sigillare il loro amore attraverso la donazione reciproca espressa per mezzo di un consenso libero, radicale e non coatto. Attraverso di esso, lo stesso Cristo agisce invisibilmente ma nella piena efficacia per realizzare la reciproca oblazione d’amore indissolubile che legherà per sempre i due coniugi in un vincolo che nessuna autorità umana potrà mai disgiungere. Cristo stesso, che ha amato la sua Chiesa con l’intensità che si addice ad una sposa (la Chiesa è infatti sposa di Cristo) realizza nel consenso dei coniugi l’unione di due membri in «un cuor solo, un’anima sola» e in una sola carne. In questo consiste quindi il privilegio speciale che viene concesso agli sposi in questo Sacramento: essere essi stessi i ministri del consolidamento definitivo del loro amore, attuato da Cristo per il bene di essi stessi e della comunità umana. Continua a leggere