Sorrento-Castellammare. Partono i campi estivi diocesani.

Estate 2012 insieme all’AC, partono i campi estivi diocesani per i ragazzi, i giovani e gli adulti della nostra Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia.

Per i ragazzi ed i giovanissimi di AC basterà preparare lo zainetto, il cappellino ed il diario del campo, per una nuova e colorata estate all’insegna dell’entusiasmo e dell’amicizia. L’inizio delle attività estive si terrà con il campo degli Adulti dal 20 al 22 Luglio dove si terrà “una tre giorni” presso il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (Salerno).

Per informazioni e adesioni sarà possibile contattare Gianfranco Aprea al n. 3339607443 e Anna Maria la Mura al n. 0818742630. Invece il campo diocesano per i giovanissimi si terrà dal 27 al 31 Luglio presso la Casa Leonori di Assisi (Perugia) il campo scuola per giovanissimi. La quota di partecipazione è di 170 € e per informazioni e adesioni sarà possibile contattare Francesco Cimmino al n. 3490609122 e Deila Maresca al n. 3319288336. Infine, per i campi-scuola diocesani dell’ACR, ci sarò la possibilità di partecipare a due campi.

Per i ragazzi dai 9 agli 11 anni, il campo si terrà dal 20 al 24 Agosto, mentre per i ragazzi dai 12 ai 14 anni si terrà dal 24 al 28 Agosto. La località ospitante è Camporotondo (Aquila) e la quota di partecipazione è di 170 €. Per informazioni e adesioni sarà possibile contattare Benedetta Martone al n. 3403941042 e Maria Giovanna Aprea al n. 3392829247. 

Vincenzo Vertolomo

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“Seminare Cultura e Civiltà”, incontri a Sorrento su cultura, fede e politica Sorrento.

Seminare Cultura e Civiltà” in un mondo spesso distratto: la comunità ecclesiale della cattedrale di Sorrento (Na), nella consapevolezza che la sfida educativa è oggi di importanza fondamentale, promuove, nel periodo estivo, una serie di incontri sull’“educAzione” intitolati significativamente “Semi…Siamo”. A fare da sfondo a questi appuntamenti sono gli Orientamenti pastorali della Conferenza episcopale italiana per il decennio 2010-2020, “Educare alla vita buona del Vangelo”. Infatti, la storia bi-millenaria della Chiesa è “un intreccio fecondo di evangelizzazione e di educazione. Annunciare Cristo, vero Dio e vero uomo, significa portare a pienezza l’umanità”. Non c’è nulla, insomma, che “non abbia una significativa valenza educativa”.  Come spiega il parroco della cattedrale, don Carmine Giudici, “l’obiettivo di questi incontri è creare un’occasione di confronto e riflessione in un contesto, come quello sorrentino, spesso distratto”. C’è, però, anche un obiettivo a più lungo termine: “Creare – spiega don Giudici – anche con il coinvolgimento di altre parrocchie, un laboratorio di formazione socio-politica che veda impegnati responsabilmente giovani ed adulti laici delle nostre comunità ecclesiali che vogliano rispondere ad una chiamata all’impegno ed al servizio del territorio e della comunità”. Primo passo, questo, di una vera e propria scuola di formazione socio-politica, così come oggi chiedono i vescovi italiani. I primi appuntamenti si sono tenuti il 7 e l’8 giugno. Tema dell’incontro è stato “Il coraggio di educare oggi” dove è intervenuto Giuseppe Savagnone, scrittore ed editorialista di Avvenire. Il secondo incontro che si terrà il 12 luglio, intitolato “RelAzioni educative”, vedrà protagonisti Franco Miano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana ed il neo-arcivescovo di Sorrento-Castellammare, monsignor Francesco Alfano, che si confronteranno sul tema dell’educazione agli incontri (o relazioni) e all’incontro (con Cristo) nella comunità ecclesiale. Ancora il 27 luglio si parlerà di educazione al rispetto della dignità della vita in tempo di crisi, anche dei valori. All’appuntamento, “Ogni vita vale”, interverranno Lucio Romano, ginecologo e presidente nazionale di Scienza & Vita e padre Gonzalo Miranda, decano della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. A settembre, infine, un incontro sulle sfide della comunicazione, “Educare comunicando, comunicare educando”, al quale parteciperanno il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, e il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. Tutti gli incontri si terranno a partire dalle ore 20 nell’atrio della Cattedrale di Sorrento, in Corso Italia.

Vincenzo Vertolomo

Chiesa poco drastica sul caso Libia

Articolo di: Vincenzo Vertolomo

Dalle proteste popolari alla guerra civile, fino all’intervento armato delle forze delle Nazioni Unite. È un copione visto,

fonte indika.it

purtroppo, già troppo volte negli ultimi vent’anni. La guerra in Libia che ha coinvolto il regime del colonnello Gheddafi ci pone l’ennesima riflessione e convinzione su come le guerre, e le distruzioni che ne conseguono nel mondo, sono destinate a non finire mai. Perché ancora una volta uno stato arabo-africano si ritrova ad implodere ed innescare una guerra fratricida che andrà a richiamare l’intervento “armato” dei paesi occidentali? La cronostoria dell’ultima guerra “cercata e voluta” ha registrato i primi scontri e le prime sommosse ad Al Baida, Bengasi e Zenten, alcune delle più importanti città della Libia, provocando i primi morti e le prime repressioni eseguite dal regime del colonnello Gheddafi. Si è continuato a Tripoli, Misurata, Zawaiha e Zura mietendo centinaia di morti in pochi giorni. Mentre i ribelli hanno continuato a rivoltarsi contro il regime dittatorio, il Consiglio delle Nazioni Unite ha incominciato a imporre i primi veti ed embarghi allo stato libico e poi a formare una coalizione internazionale per fermare la repressione forzata dell’esercito libico contro i propri ribelli e civili. In pochi giorni si è passati dalla sommossa popolare contro il regime totalitario alle prime invasioni aree ordinate dalla Nato. Poco dopo il colonnello Gheddafi ha ordinato il cessate il fuoco ma gli stati alleati europei, in primis Francia e Gran Bretagna, hanno annunciato l’uso di elicotteri da guerra. Intanto anche l’Italia è riuscita ad annunciare il proprio appoggio alla guerra in Libia ed approvato l’esecuzione dei bombardamenti da parte di aerei italiani in Libia. Ormai è diventato un continuo scarica-bombe sul territorio africano, divenuto devastato e martoriato. Ancora oggi, a distanza di pochi mesi dall’inizio della guerra in Libia, la coalizione degli stati alleati europei cerca di combattere il nemico con la reazione dello stato libico ormai alla resa, inerme, se non inesistente. Il colonnello Gheddafi da tempo non prova neanche più a reagire. Intanto gli stati delle Nazioni Unite continuano a combattere il nemico, se pur con il tempo sia diventato invisibile, come se fosse diventato il nulla.

Ad aggiungersi a questa tragedia, quella delle morti in mare dei cosiddetti “clandestini” che hanno provato e sperano in un’altra vita aggrappandosi ad un barcone stracolmo. Anche in mare centinaia di morti che vengono sentenziate sotto gli occhi indifferenti del mondo e le orecchie otturate degli stessi stati delle Nazioni Unite. Ad essere ricordato e omaggiato solo un timido appello lanciato all’inizio delle tragedie dalla Chiesa. Ormai sembrano lontani i tempi in cui il Vaticano tuonava contro le guerre «avventure senza ritorno» in stile Karol Wojtyla, quando le alte gerarchie ecclesiastiche alzavano la voce per condannare senza “se” e senza “ma” le avventure dell’Occidente mediante bombardamenti e distruzioni giustificate come ingerenza umanitaria. Ma se lasciamo stare il passato e, tenendo conto del presente e dell’attuale crisi libica, dove la posizione della Chiesa appare assai defilata e pur se Ratzinger in realtà ha fatto sentire più volte la sua voce, sembra che in effetti non ci sia stata quella forza e quella intensità consueta nell’imposizione di una propria visione della realtà. È stata netta la linea del nostro Papa Benedetto XVI che ha più volte esortato: «Di fronte alle notizie, sempre più drammatiche, che provengono dalla Libia cresce la mia trepidazione per l’incolumità e la sicurezza della popolazione civile e la mia apprensione per gli sviluppi della situazione, attualmente segnata dall’uso delle armi», aggiungendo che «nei momenti di maggiore tensione si fa più urgente l’esigenza di ricorrere ad ogni mezzo di cui dispone l’azione diplomatica e di sostenere anche il più debole segnale di apertura e di volontà di riconciliazione fra tutte le parti coinvolte, nella ricerca di soluzioni pacifiche e durature». Resta ancora oggi il rammarico perché nell’ennesima “guerra tra poveri” era necessario un intervento accorato e sentito. Bisognava essere ancora più drastici, bisognava essere più fermi nella richiesta di un “cessate il fuoco” immediato e senza condizioni da imporre sia a Gheddafi e sia ai ribelli ed era necessario esprimere in modo fermo, ai limiti di una scomunica, una condanna chiara e inequivocabile dei bombardamenti occidentali che tante vittime hanno provocato e stanno, purtroppo, ancora provocando. A sorridere e registrare un bilancio positivo resteranno solo le industrie belliche dei paesi occidentali.

Un Papa venuto dalla Galilea

Articolo di: Rosetta Filosa Parlato

Foto tratta da "Giovanni Paolo II - Un papa tra la gente" De Agostini

«Si dissero l’un l’altro: Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». (Luca 24,32) Le parole del Vangelo di Luca a proposito del cammino dei discepoli di Gesù verso Emmaus più di altre incarnano oggi il nostro sentire che veramente Giovanni Paolo II, come Gesù, ha camminato con la gente, ha cambiato il cuore di tanti, ha conquistato l’amore di tutta l’umanità. Chi non ricorda il primo giorno del suo pontificato, giorno in cui abbracciò il mondo intero e la Chiesa con un invito: «Non abbiate paura! Aprite, spalancate le porte a Cristo! Non abbiate paura! Cristo sa cosa c’è dentro l’uomo. Solo lui lo sa!»? Ed ancora quello fatto ai giovani dell’88, nello stadio di Torino: «Amare autenticamente, da cristiani, significa oggi tante volte andare contro corrente, essere uomini schietti che dicono male al male e bene al bene e con coraggio scelgono… Amare da cristiani è questo miracolo: fare perno su Dio attraverso la persona di Cristo e donarsi agli altri in atteggiamento di disponibilità, di accoglienza, di aiuto. Entro quest’area le vocazioni al matrimonio, come alla vita consacrata, saranno vocazioni all’amore. Amando sul serio, acquisterete l’intelligenza e la cultura all’amore, la correttezza nel vedere le esigenze e la concretezza del donarsi».Andrè Frossard, accademico francese, affascinato dal dinamismo e dalla passione che hanno caratterizzato tutta la vita e la missione di Karol Wojtyla dice: «Questo Papa non viene dalla Polonia ma dalla Galilea: è uno della banda dei Dodici che arriva direttamente dal Vangelo, con la rete sulla spalla e il Nuovo Testamento sotto il braccio». È proprio, dal di dentro, attraverso le sue parole che possiamo incontrare l’uomo e il santo. Da esse chiara emerge la purezza di un’anima tutta di Cristo e della sua Chiesa. «Totus tuus» dice a Maria e «Sia fatta la tua volontà» dice a Dio ogni giorno mentre pian piano, eucaristia dopo eucaristia, da un piccolo uomo plasmato dalla forza dello Spirito vien fuori un Santo. A rientro dal suo pellegrinaggio in Terrasanta colmo di emozione per aver visitato tutti i luoghi santi fra cui Nazareth, la città di Maria, scrive: «Oh, sapere che le pietre / su cui cammino a Nazareth / sono le stesse che il suo piede / toccava quando era ancora lei / il tuo luogo unico al mondo. / Incontrarti attraverso una pietra / che fu toccata dal piede / di tua Madre!»

Chi in questi giorni ha avuto la gioia e la fortuna di poter essere presente a Roma per la sua beatificazione certamente porta nel cuore questi sentimenti. Sarà bello ascoltare tanti che diranno: «Ho camminato con Giovanni Paolo II! Ho toccato il suo mantello! Karol è Vivo!». Oggi più che mai questo grande Papa tutti ci benedice e ci esorta a vivere da veri risorti: «Abbiate fede nel Dio della vita, che ha creato ogni individuo come un miracolo. È l’atteggiamento di coloro i quali vedono la vita nel suo significato più profondo, che ne afferrano la piena gratuità, la bellezza e l’invito alla libertà, alla responsabilità. È l’atteggiamento di coloro i quali non pensano di possedere la realtà, bensì l’accettano come un dono, scoprendo in tutte le cose il riflesso del Creatore e vedendo in ogni persona la Sua immagine vivente».
Scoprire il riflesso del Creatore in tutte le cose, amare in ogni essere vivente Dio che sempre ci precede, ci sfugge, ci meraviglia, mettere al centro la dignità di ogni creatura, cercare Cristo in tutti con una grande fede e con una generosità sempre più grande. Basterà un segno del suo passaggio, una traccia del suo potere e del suo amore per far nascere nel cuore la speranza più bella, quella che l’Amore non avrà mai fine. Quanti Santi camminano al nostro fianco: tralci per essere uva, per essere vino, per essere sangue di Cristo. Uomini che sanno dire “Sì”. Uomini soli. Santi solo per Amore. Santi confortati solo dal «dolce mentovare de Te, Jesu». Riconoscerli è un buon inizio. «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Auguri e buon cammino a te, chiunque tu sia.
Il testo è tratto dall’edizione del 29 maggio 2011. Per richiedere questa edizione (numero 47) contatta la redazione.

>>Se anche tu vuoi lasciare un messaggio del tuo ricordo di Karol Wojtyla puoi lasciarlo sottoforma di commento a questo articolo

La passeggiata virtuale di Neri Marcorè

Clicca qui per vedere il video realizzato da Neri Marcorè in collaborazione con Telethon e scopri come fare a partecipare!

Articolo di: Biagio Verdicchio

Neri Marcorè per WalkOfLife

Anche il Comune di Piano di Sorrento aderisce all’iniziativa “Walk of Life” di Telethon, invitando tutti ad una camminata all’interno dell’area marina protetta di Punta Campanella. L’iniziativa, prevista per la giornata di ieri, ha aperto una due giorni all’insegna dell’aiuto per la ricerca. Stasera infatti, a partire dalle 18.00, ci ritroveremo poi tutti nello slargo di Via San Michele per lo show “Mamme per la ricerca” in collaborazione con l’Oratorio di San Nicola e l’associazione “Mamme al Centro“, evento patrocinato dal Comune di Piano di Sorrento, dedicato proprio alla raccolta fondi per Telethon. “Walk of Life” di Telethon consiste in una serie di passeggiate all’aria aperta organizzate nei più bei parchi naturali di ogni regione d’Italia, dove si potrà non solo scoprire molte curiosità grazie alle guide esperte, ma soprattutto contribuire con una donazione alla ricerca contro le malattie genetiche. Per la prima volta quindi la raccolta fondi Telethon ha avuto come palcoscenico quello naturale dei 200 parchi disseminati in tutto il territorio nazionale. I partecipanti hanno potuto effettuare una donazione e sostenere così la ricerca scientifica sulle malattie genetiche. Una guida ha illustrato le meraviglie dell’area marina di Punta Campanella e un ricercatore ha raccontato del proprio impegno verso la cura delle malattie genetiche. Questa importante iniziativa ha avuto come Testimonial il noto attore Neri Marcorè. Come accadde per la maratona Telethon, che nacque in America nel 1966 e sbarcò nel nostro Paese nel 1990 , l’idea della camminata a scopo benefico è una novità per l’Italia, ma altrove, soprattutto negli Usa, è già stata sperimentata con successo.

Maternità e chemio: qualcosa si muove

Articolo di: Maria Vittoria Russo

La chemioterapia potrebbe non togliere la gioia della maternità»: lo afferma un gruppo di ricercatori dell’università Tor Vergata di Roma finanziato dall’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) che ha scoperto un sistema per proteggere le cellule uovo dagli effetti dannosi della chemioterapia.

I tumori sono malattie che colpiscono organi diversi per cause diverse ma accumunate tutte da una proliferazione incontrollata di cellule. Una cellula normalmente dà vita a due cellule figlie uguali tra di loro e alla cellula madre “separandosi” in due in un processo chiamato divisione cellulare, che è rigorosamente regolato da “controllori” molecolari che assicurano che a dividersi sia una cellula sana e che essa stessa poi si sia riprodotta correttamente nei tempi,modalità e condizione appropriate per l’organismo. Questi “controllori” possono subire dei danni ed essere poco efficienti. In tal caso una cellula che non funziona correttamente comincia poi a dividersi senza freno dando vita a tante cellule mal funzionanti che prendono il sopravvento su quelle sane, causando la formazione del tumore.

Una delle cure usate per contrastare il tumore è la chemioterapia che consiste nella somministrazione di farmaci la cui funzione è quella di aggredire Continua a leggere

Dopo mesi di ricerche a Namanga l’acqua c’è

Articolo di: Iole Filosa

«Abbiamo trovato l’acqua» è così che Luca Mormile, da anni attento alle necessità africane, ci comunica la notizia che aspettava e aspettavamo tutti da tanto. Era il 18 gennaio del 2010 quando partì con Massimo Ruggiero, Salvatore Castellano, Nello De Angelis, Giuseppe Pane e le maestre della scuola elementare “San Michele Arcangelo” di Piano di Sorrento, Monica Mormile e Angela Esposito, alla volta della Tanzania. Erano diretti presso la comunità delle suore d’Ivrea di Namanga e avevano due obiettivi: effettuare l’allacciamento della corrente elettrica ai nuovi impianti che il vicino Kenya stava costruendo, spalleggiando così l’efficacia dei pannelli fotovoltaici montati lì dagli stessi volontari, e sondare, letteralmente, il terreno per la costruzione di un pozzo. La richiesta venne direttamente dalla madre generale, mamma Anna, come la chiamano in comunità, dopo 10 lunghi mesi di siccità.

Oggi, dopo mesi di trivellamento la ditta cinese a cui sono stati affidati i lavori comunica che ad 80 metri di profondità l’acqua c’è ed è possibile ricavarne un pozzo. Sono necessari ora i lavori di completamento: deve essere istallata una pompa di sollevamento e una vasca di condensa che permetta di tirare su l’acqua e renderla utilizzabile. «Abbiamo fatto tanti sforzi, ora dobbiamo farne un altro per portare a termine quello che è stato iniziato» dice Luca Mormile. Per l’opera di finalizzazione sarà chiamata una ditta di Milano con cui i volontari andranno presto a fare un sopralluogo per un preventivo orientativo dei costi che dovrebbe aggirarsi, presumibilmente, sui 4000-5000 euro, budget da verificare una volta sul luogo. Continua a leggere

«Chi non è andato vada, chi non crede corra»

Lettera in redazione di: Nico Celentano

Il mese scorso, su questo giornale, si è parlato del fenomeno Medjugorje attraverso un’inchiesta con Paolo Brosio, convertito giornalista di fama nazionale, come intervistato speciale, affrontando il tema delle apparizioni mariane che da trent’anni si ripetono nel piccolo paesino dell’Erzegovina a sei veggenti.
Proprio lo scrittore piemontese, che nei suoi libri “Ad un passo dal baratro. Perché Medjugorje ha cambiato la mia vita” e l’ultimo uscito “Profumo di lavanda” testimonia come, dopo anni di perdizione, si sia avvicinato a Dio soprattutto grazie alla “Regina della Pace” e all’esperienza di Medjugorje, durante l’intervista del nostro amico Francesco Bevacqua, si è augurato che si possa scrivere di quanto sta accadendo lì giù non più da qui, ma dal posto, non solo tramite le testimonianze, quindi, ma provando sulla propria pelle le emozioni che si possono vivere soltanto una volta che si è giunti nel luogo tanto discusso delle apparizioni.

Premesso tutto ciò, non posso non raccontare la mia esperienza. Continua a leggere

Padri e madri sulla via di San Francesco

Articolo di: Rosaria Cassese e Giudtta Ercolano

Il 4 febbraio 2011 il gruppo genitori della comunità di San Michele Arcangelo è partito, guidato da don Pasquale Irolla, per un viaggio nella città di Assisi suggellando così il cammino intrapreso durante l’anno incentrato su San Francesco. Una volta tornati alla quotidianità hanno condiviso con noi, tramite Rosaria Cassese e Giuditta Ercolano, le loro emozioni.

Il gruppo genitori di San Michele ad Assisi

Se dovessimo dare un titolo all’esperienza appena vissuta sarebbe sicuramente “E ti vengo a cercare”. è con questo spirito che noi del gruppo di genitori dopo aver approfondito la vita di San Francesco abbiamo intrapreso questo viaggio ad Assisi. Il nostro cammino è stato come un pellegrinaggio. Il pensiero che ci ha accompagnato è stato quello di voler elemosinare all’arrivo alla Porziuncola un po’ della vera povertà, perché la nostra è una povertà misera di cuore, non come quella vissuta dallo stesso Francesco e Chiara. Il contatto con le pareti della Porziuncola è stato proprio un voler rubare quel loro spirito e farlo partecipe della nostra vita. Così come il trovarsi faccia a faccia con il crocifisso che parlò a San Francesco e che oggi si trova nella chiesa di S. Chiara è stato un misto di emozioni, di pianti e di gioia che l’espressione più giusta è sentirsi felicemente a pezzi. Indimenticabile è stato il rosario recitato tutti insieme all’aperto a San Damiano, un ritrovarsi al centro del Cantico delle Creature, un sentirsi infinitamente piccoli davanti alla bellezza della Creazione. Questo viaggio ci ha fatto ritornare alla semplicità, alla spensieratezza a una leggerezza d’animo che ci ha permesso di ritrovarci la sera seduti in cerchio con una chitarra magistralmente usata a cantare canzoni che quasi non ci ricordavamo più. E questo ci auguriamo e ci apprestiamo a vivere adesso tornati a casa, vivere la vita con la stessa serenità e amore perché la nostra quotidianità è comunque un volere divino.