No alla scheda bianca

Articolo di: Fernando Maresca

A proposito della questione delle schede bianche trovo sinceramente sbagliato il pensiero per cui annullare la scheda possa significare esprimere un’idea.
Penso che ci siano mille motivi che possano far disaffezionare le persone alla politica.
In primo luogo la corruzione dilagante nelle stanze del potere che coinvolge trasversalmente la politica. In secondo luogo la mancanza di meritocrazia e l’assenza di ricambio generazionale in una politica che vede gli stessi politici da vent’anni affrontarsi. In ultima analisi la scellerata riforma elettorale che non permette (come dovrebbe essere normale in una democrazia) di scegliere il proprio candidato ma ci consente solo di mettere una X sul simbolo del partito che consideriamo migliore o meno peggio dando il nostro voto chissà a chi.
Migliore o meno peggio, altra annosa questione.
Chi si sente rappresentato da un partito, considera il suo partito il migliore e quindi nella cabina elettorale non ha nessun problema. Chi non si sente rappresentato da alcun partito o capo di coalizione dovrà decidere se votare il meno peggio, non votare o per l’appunto annullare la scheda.
Il mio parere è senza alcuna ombra di dubbio fazioso. Sono tesserato alla giovanile del Partito Democratico anche se in realtà non mi sento granchè rappresentato da questo partito né dalla giovanile (alle primarie del centrosinistra voterei per Nichi Vendola che non è del PD) .
Mi sono più volte trovato nella condizione di dover scegliere tra votare il meno peggio, non votare o annullare la scheda ma ho sempre scelto Continua a leggere

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La politica è vita

Articolo di: Biagio Verdicchio

Non è un paradosso – oggi – pescare dal cilindro della storia, un pensiero di Don Luigi Sturzo, “padre” di quel Partito Popolare Italiano che sarebbe divenuto, nell’immediato dopoguerra, la corazzata Democrazia Cristiana: “La politica è sintesi di teorie e di interessi, di principi e di fatti; la politica è vita nel senso più completo della parola”. E dopo quasi un secolo da questa temeraria affermazione, mi piace riflettere su cosa intendiamo invece noi, oggi, per politica, e per vita.

Politica e vita, dovrebbero essere un binomio inscindibile, per chi mangia “diritto e azione”, per chi dalla poltrona di Sindaco, fino ai gloriosi scranni di Montecitorio, gestisce la cosa pubblica, la “vita” pubblica.

Se vedessimo la politica nell’ottica di Don Luigi Sturzo, riusciremmo a non esserne indifferenti.

Se vedessero (loro, i politici di mestiere) la politica nell’ottica di Don Luigi Sturzo, questo Paese sarebbe, forse, un paese migliore. Continua a leggere

La storia di un’Italia mai raccontata

Intervista di:Adriana Ciampa

La copertina del libro "Terroni"

 

Un punto di vista da studioso che stupisce e fa riflettere. È ciò che suscitano le parole di Pino Aprile, autore del libro “I Terroni” nell’intervista rilasciata al giornale “Il Centro”. Si scopre così che gli abitanti del sud non sono nati “meridionali” ma ci sono diventati, che, secondo lo scrittore, nazisti e piemontesi hanno qualcosa in comune, e che i leghisti parlano di ciò che erano un tempo.

Tutti i dettagli nell’edizione del 31 ottobre 2010. Per richiedere questa edizione (numero 40) contatta la redazione.

Scheda bianca: da oggi si deve cambiare

Articolo di:Francesco Bevacqua

 

Da oggi diamo la possibilità a chiunque di condividere la propria opinione in merito. Non importa l’età, l’orientamento politico, importano solo le idee! Rispondi a questo articolo scrivendoci a: redazione_ilcentro@yahoo.it e pubblicheremo il tuo pensiero sulla politica odierna.

 

Nel 2006 è avvenuto il mio primo incontro con una cabina elettorale per le elezioni politiche: non avevo un’idea definita sulla situazione né avevo pensato di farmene una tanto profondo era il mio disinteresse verso di essa. Non riuscivo a capire perché tante notizie al telegiornale parlassero di manovre, coalizioni, leggi elettorali quando accadevano fatti più importanti da raccontare e seppure vi fossero problemi pressanti da risolvere. Il mio fastidio si risolse in una serie di scarabocchi che ovviamente annullarono la mia scheda. Mi parlarono in seguito del voto come diritto, che avevo esercitato, ma soprattutto come dovere, evidentemente non compiuto. Il mio gesto non aveva nessun intento anarchico. Conosco gli ingranaggi del funzionamento di una democrazia e con il tempo ho imparato ad intendere il significato di parole come proporzionale, maggioritario e chi più ne ha più ne metta. Nei due anni seguenti ho sempre pensato molto, con un pizzico di vergogna, a quel foglio che avevo invalidato in maniera così infantile ma soprattutto ho cercato di capire verso quale direzione la mia coscienza avrebbe dovuto svoltare per garantirmi lo status di cittadino modello. Nel 2008 si presentò l’occasione. Sicuro di me, finalmente potevo esprimere un’ideale e farmi ascoltare; non ero più un bambino, non era il caso di ghirigori adornativi, così la mia scheda finì nell’urna linda e ben piegata. Senza nemmeno una croce.
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